Alimentazione del Beauceron o Pastore di Beauce

 

 

ECCO COME ALIMENTARE IL VOSTRO AMICO A 4 ZAMPE

CONOSCERE LE ESIGENZE ALIMENTARI DEL PROPRIO CANE

Introduzione

Lo scopo primario della dieta o regime alimentare per il nostro cane, deve servire a fornire nutrienti sufficienti a soddisfare le esigenze nutrizionali dell’animale, sulla base dei fattori complessivi che costituiscono le variabili ambientali, le variabili fisiologiche di razza, d’esercizio atletico e d’età.

La moderna scienza dell’alimentazione è andata oltre i concetti classici, consistenti nell’evitare carenze di nutrienti e nell’adeguatezza dell’alimentazione di base, passando al concetto di alimentazione "positiva" od "ottimale".

Negli ultimi anni, il concetto di cibo, ha subito una radicale trasformazione, sino al punto d’attribuire agli alimenti, oltre alle loro proprietà nutrizionali e sensoriali, anche un importante ruolo sul mantenimento della salute, sul benessere psico-fisico e sulla prevenzione di patologie del nostro cane.

Il legame stretto che esiste tra l’alimentazione e la salute si è evoluto con l’uso nelle diete degli alimenti funzionali, gli alimenti che costituiscono le diete di varie specie animali, sono costituiti dal’insieme di principi nutritivi a struttura molecolare più o meno complessa.

Questi alimenti completi, sono costituiti da un bilanciato quantitativo di PROTEINE, LIPIDI, GLUCIDI, VITAMINE, SALI MINERALI e ACQUA, gli stessi per la maggior parte non possono esser assorbiti come tali dall’intestino, è quindi necessario, che lungo il canale alimentare, le molecole complesse dei principi nutritivi vengano scisse nei loro costituenti elementari facilmente assorbibili.  La serie dei processi meccanici, enzimatici e microbiologici, che determinano la conversione dei principi nutritivi contenuti negli alimenti in piccole molecole diffusibili, ed assimilabili prende il nome di digestione.

Il CANE deve essere alimentato con una dieta appositamente bilanciata, in grado di fornirgli tutti i nutrienti nelle corrette quantità, per mantenerlo in buono stato di salute, in tutte le diverse fasi della sua vita.

IL METABOLISMO

Tutti i processi degli organismi viventi, che richiedono produzione, consumo o accumulo d’energia e che li mantengono in vita, sono detti nel loro complesso metabolismo, quando i processi metabolici si arrestano, l’organismo (o il corpo) muore.

Il METABOOISMO si può suddividere in anabolismo e catabolismo.

L’ ANABOLISMO comprende tutti gli processi che usano energia per far accrescere, mantenere e riparare l’organismo.

Il CATABOLISMO comprende tutti i processi , in un cui vengono demolite delle sostanze per liberare  energia.

Processi anabolici e catabolici avvengono costantemente nell'organismo e sono altrettanto costantemente influenzati da molti parametri come:   Razza   -  Sesso  -  Stato fisiologico (crescita, gravidanza, lattazione) -  Età -  Fattore Comportamentale (letargico,iperattivo) -  Fattore Sanitario (malattie croniche,stati patologici)

Le sostanze alimentari che costituiscono il nostro nutrimento si dividono in tre categorie principali:

CARBOIDRATI, GRASSI e PROTEINE.

I CARBOIDRATI formati da grandi molecole, come l’amido, non possono passare direttamente dall’apparato digerente al sangue, devono essere prima demoliti e ridotti a carboidrati in molecole di piccole dimensioni e ciò avviene durante il processo della DIGESTIONE.

Nel corso della digestione, i carboidrati complessi vengono scissi e ridotti a glucosio, uno zucchero semplice e solubile.  Il glucosio viene portato dal sangue alle cellule, ed è nelle cellule mediante la rottura dei legami chimici delle molecole, il glucosio, si trasforma in energia.

Per effettuare questa disgregazione è necessario l’ossigeno, portato alle cellule dal sangue, il processo di assunzione e utilizzazione dell’ossigeno per produrre energia dagli zuccheri è detto respirazione.

La reazione chimica di ossidazione con la quale viene demolito il Glucosio può essere espressa così:   Glucosio + Ossigeno = Anidride Carbonica + Acqua + Energia.

Tutto il processo di trasformazione non avviene in un solo passaggio, questo schema considera soltanto i prodotti iniziali e finali della reazione.  Il glucosio si trasforma prima in un composto chimico detto acido citrico, subendo una serie di trasformazioni, definite il ciclo dell’acido citrico o CLICLO di KREBS.

Nel ciclo dell’acido citrico viene liberata una certa quantità di energia e anche anidride carbonica, o Acqua e Idrogeno, in seguito l’ossigeno si combina con l’idrogeno, formando dell’altra acqua e altra energia.

Al termine del processo ben il 60% cerca dell’energia contenuta inizialmente nella molecola di glucosio è messa a disposizione dell’organismo come energia utile.   

Lo “scarto” del processo di trasformazione finale, è la restante anidride carbonica, che passando dalle cellule al sangue, viene  eliminata dai polmoni con l’espirazione, il suo accumulo altererebbe l’equilibrio chimico del sangue, con conseguenze deleterie.

I carboidrati contenuti negli alimenti vengono utilizzati in tre modi:

1 per produrre energia –

2 per alimentare la riserva di glicogeno nel fegato e nei muscoli –

3 come riserva di grasso (i carboidrati eccedenti infatti vengono trasformati in grassi) da utilizzare in caso di necessità.

Dopo un pasto la quantità di glucosio nell’organismo aumenta, una parte vien destinata alle cellule per fornire energia, ed una parte viene trasformato in glicogeno, immagazzinato nel fegato e nei muscoli.

Quando il tasso di glucosio nel sangue diminuisce, una parte di glicogeno viene ritrasformato in glucosio, immesso nel sangue, per riportare il livello di glicemia normale.

Il cervello ricava la sua energia soltanto dal glucosio, motivo per cui è importante che il sangue ne’ porti al cervello una quantità sufficiente.

Se nella trasformazione del glucosio in energia, l’ossigeno scarseggia, nei muscoli si forma l’acido lattico, un composto chimico tossico per le cellule, che provoca l’affaticamento muscolare.

Nell’esercizio muscolare moderato, passo normale, la normale respirazione apporta la quantità d’ossigeno sufficiente alla distruzione dell’acido lattico.

Negli esercizi pesanti, come la corsa, l’acido lattico è prodotto in abbondanza e per eliminarlo bisogna accelerare il ritmo respiratorio, in modo da immettere nell’organismo una maggiore quantità di ossigeno.

L’allenamento agli sforzi atletici, serve appunto, per sviluppare una migliore respirazione,  assumendo ossigeno in quantità maggiore, aumentando la capacità di prolungare notevolmente l’attività fisica, prima di avvertire la stanchezza.

Durante la DIGESTIONE i GRASSI ingeriti  dagli alimenti, sono scomposti in molecole più piccole (glicerina e acidi grassi), ed immessi nel sangue sotto forma di minuscole gocce.

Gli acidi grassi e la glicerina, possono essere impiegati nel CICLO di KREBS per produrre energia, con la completa ossidazione di un grammo di grassi si producono circa 9 calorie (kilocalorie), i grassi non utilizzati vengono assimilati nel tessuto adiposo e accumulati.

Le PROTEINE inserite con il cibo vengono scisse durante il processo della digestione in molecole più piccole dette aminoacidi, che passano nel sangue e vengono assunte dalle cellule. Nelle molecole degli aminoacidi c’è una parte di azoto, gli aminoacidi usati per produrre energia, liberano azoto, che porta ad avvelenare l’organismo se non lo elimina. Il sangue provvede al trasporto dell’azoto al fegato, dove è trasformato in urea, che a sua volta viene trasportata ai reni, per poi essere espulsa con l’urina.

Gli aminoacidi depurati dall’azoto possono partecipare al CICLO di KREBS e produrre energia, oppure, come il glucosio, essere trasformati in glicogeno, l’organismo necessita di aminoacidi prevalentemente per la produzione delle proprie proteine, utilizzate nell’accrescimento e per rimpiazzare le cellule danneggiate o distrutte, questa è la funzione principale delle proteine e quindi demolirle per produrre energia è uno spreco.

Tutti i “processi fisiologici”  visti nelle precedenti diapositive, sono parte integrante del metabolismo, degli esseri viventi complessi del mondo animale, senza entrare troppo nei dettagli, si devono conoscere ulteriori passaggi del complesso della digestione, avanti riportati.

Per tutti i processi metabolici sono necessari gli ENZIMI, sostanze chimiche di natura proteica, che influenzano la velocità delle reazioni chimiche e senza di essi i processi metabolici sarebbero lentissimi o non avverrebbero affatto.

Tutti gli enzimi sono specifici, agiscono cioè solo per una determinata reazione o per un gruppo di reazioni strettamente affini e pertanto per un corretto funzionamento dell’organismo occorrono migliaia di enzimi diversi, alcuni di essi agiscono solo in presenza di sostanze dette COENZIMI  , le vitamine spesso svolgono la funzione di coenzimi .

I processi metabolici sono inoltre attivati da ORMONI, che sono dei “messaggeri chimici”, che provocano l’instaurarsi di un determinato processo o inibiscono un processo in atto.

L’ormone tiroideo, la Tiroxina, fa accelerare il metabolismo, una esagerata produzione di questo ormone, causa nervosismo, una sudorazione eccessiva ed una elevata temperatura corporea, al contrario, se l’ormone è prodotto in scarsità, il metabolismo rallenta, si avrà sensazione di freddo e se l’insufficienza si portare per anni riduce l’accrescimento organico e fisiologico.  (Nandrolone testosterone ecc.)

Il sistema digerente
Comprende il tratto digerente (tratto gastrointestinale)
 e le ghiandole accessorie

Gli organi del tratto gastrointestinale: 

bocca, esofago (condotto che porta il cibo verso lo stomaco);

stomaco (trattiene il cibo e mescolato con le secrezioni forma il chimo);

intestino tenue (il luogo primario della digestione e dell'assorbimento);

colon (che assorbe acqua ed elettroliti e immagazzina le feci);

retto e ano (un passaggio che porta verso l'esterno)

            Sfinteri:regolano il flusso di materiale tra gli  organi

            Le ghiandole accessorie: ghiandole salivari (che secernono saliva), pancreas (che secerne succo pancreatico contenente enzimi e bicarbonato)

            e fegato (che secerne bile e metabolizza i nutrienti assorbiti)

COMPONENTI DIETE ALIMENTARI

Gli alimenti che compongono le diete delle varie specie animali, sono costituiti da un insieme di principi nutritivi, con struttura molecolare più o meno complessa.

Comprendono PROTEINE , LIPIDI, GLUCIDI, VITAMINE SALI MINERALI e ACQUA, che nella maggior parte non possono esser assorbiti direttamente dall’intestino, quindi durante il transito  nel canale alimentare, le molecole complesse dei principi nutritivi vengono scomposte nei loro costituenti elementari , facilitandone l’assorbimento.

La serie dei processi meccanici, enzimatici e microbiologici, che determina la conversione dei principi nutritivi, contenuti negli alimenti, in piccole molecole diffusibili ed assimilabili.

L'apparato digerente, trasforma gli alimenti in sostanze solubili assorbibili attraverso i tessuti, il risultato si ottiene con due azioni, una meccanica (Masticazione,  Rimescolamento,  Peristalsi) ed una Chimica o di Trasformazione (carboidrati in zuccheri, proteine in amminoacidi , trigliceridi in acidi grassi e glicerolo).

Un apporto regolare di nutrimenti e di liquidi, è indispensabile per compensare il fabbisogno energetico  e le perdite d'acqua fisiologiche dell’organismo,  assicurando un buon equilibrio generale.

Inoltre il tubo digerente , essendo permanentemente in contatto con l'ambiente esterno, ha un ruolo di difesa contro eventuali aggressioni  provenienti dall’ambiente esterno  verso l’organismo dell’animale.

L'assunzione d'alimenti comprende, due tappe schematicamente:

            A ) la digestione -   B) l'assorbimento.

La digestioneè nel senso stretto il primo passo del ciclo, dove il cibo (composto da un insieme di molecole grosse) viene sminuzzato in molecole piccole, adatte per essere assorbite dalla parete intestinale. Questo lavoro di sminuzzamento, è dovuto all'acido cloridrico secreto dallo stomaco esoprattutto agli enzimi contenuti nei differenti succhi digestivi.

L'assorbimento è la tappa successiva in cui le sostanze nutritive digerite dall'intestino passano nei vasi sanguigni.

nel CANE :

DIGERIBILITA’  Nella digestione, insieme dei processi chimici, meccanici e batteriologici, mediante il quale un organismo trasforma il cibo in sostanze più semplici e più facilmente assimilabili; si verifica  ladigeribilità apparente, calcolando la differenza, tra il contenuto di sostanza secca di un singolo nutriente nell’alimento e la sua quantità presente nelle feci.

Esempio di calcolo della digeribilità apparente della proteina di un alimento

DIGERIBILITA’ APPARENTE=  PROTEINA INGERITA – PROTEINA nelle FECI x 100

                                                                   PROTEINA INGERITA

            Inoltre si deve tener conto, di altri fattori indipendenti dalla dieta, in grado di aumentare il contenuto delle proteine presenti nelle feci ( es. batteri, sangue, muco ecc.) che riducono la digeribilità apparente.

DIGERIBILITA’ REALE = Prot. ingerita (Proteina nelle feci – proteina fecale endogena)x 100

                                                                       Proteina ingerita

            Gli alimenti ad alta digeribilità rendono disponibili una maggiore quantità di nutrienti all’organismo, di conseguenza è inferiore la quantità di cibo, che è necessario ingerire per soddisfare i fabbisogni nutrizionali.

            Altro fattore che influenza la digeribilità, è anche il trattamento termico, ad esempio carboidrati (amidi) poco cotti sono scarsamente digeribili, la parte non digerita è in grado di cambiare il pH intestinale e provocare una diminuzione della qualità delle feci e diarrea.

APPETTITO

L'appetito è un criterio di giudizio importante per il proprietario, per valutare la salute del proprio  animale, si definisce inappetenza quando il cane manca di appetito e di anoressia quando cessa di alimentarsi completamente. Numerosi sono i fattori che possono influire sull'appetito:

Ø  fattori legati all'animale stesso,

Ø  fattori legati all'alimentazione

Ø  fattori legati all'ambiente in cui vive.

Numerosi sono i problemi che possono riflettersi sull'appetito, una causa banale e sottovalutata, lagengivite causata dal tartaro, che si accumula a livello dei denti, i cani ne soffrono spesso. Ciò porta il cane a limitarsi nell'alimentazione, per il dolore provato durante la masticazione, soprattutto se vengono a loro offerti cibi duri, che richiedono una masticazione piuttosto accurata.

Nel caso in cui il cane soffra di problemi cervicali, la ciotola posta a terra lo obbliga a posizioni dolorose durante i pasti.

Va considerato comunque che in alcuni periodi fisiologici dell'animale, si assiste a una diminuzione dell'appetito che non va confuso con uno stato patologico (calore, termine della gestazione o inizio della lattazione).

Il cambiamento alimentare improvvisoinfatti, può suscitare una reazione diversa da soggetto a soggetto: alcuni, attratti dalla novità, si adattano senza problemi al nuovo regime, altri rifiutano il nuovo prodotto, anche se qualitativamente migliore e di più alta appetibilità. Si parla in questo caso di inappetenza psicologica e in genere si tratta di un rifiuto del cibo che dura pochi giorni, a patto che non vengano somministrati altri sostituti: il cane, preso dalla fame, si vedrà costretto a fare un primo assaggio del nuovo alimento e ciò ne sbloccherà la reticenza.

Ma se vogliamo prevenire questo fenomeno, è buona norma effettuare qualsiasi mutazione dell'alimentazione in modo lento e graduale (transizione alimentare).Ciò consentirà inoltre un adattamento degli enzimi deputati alla digestione, evitando anche problemi di natura sanitaria, il cambio da un cibo ad un altro, di norma si effettua  miscelandolo gradualmente in un tempo variabile da 7 giorni ai 20 o più, cambiando in percentuale 30/70 50/50 70/30 sino al 100% di nuovo alimento.

Va ricordato comunque che fenomeni d’inappetenza psicologica, non sono solo legati al cambio di alimentazione, ma altri fattori possono intervenire, come l'assenza del padrone, la presenza di una persona estranea o l'arrivo in casa di un altro animale. In questi casi, sarà necessario rassicurare l'animale facendolo mangiare in un luogo tranquillo ed appartato, lontano da sollecitazioni esterne che lo possano distrarre.

Un sistema che gli allevatori conoscono bene per evitare rifiuti di cibo, è quello di somministrare l'alimento sempre alla stessa ora della giornata, possibilmente dalla stessa persona e secondo le stesse modalità. Ciò rappresenta una routine molto apprezzata dagli animali, che restano in attesa del pasto previsto secondo un rituale, che si consolida giorno dopo giorno. I cani di un allevamento ,in effetti sono molto legati a tempi e ritmi sempre uguali, e qualsiasi cambiamento della normale quotidianità può causare disturbi di varia natura, soprattutto di ordine alimentare.

La perdita di appetito può dunque rappresentare un segnale patologico, ma bisogna essere nelle condizioni di distinguere un problema legato alla salute da uno psicologico o da un semplice capriccio.

Dieta e Accrescimento

I cani formano un gruppo abbastanza eterogeneo si notano differenze fisiche, diverse necessità nutritive, con distinte curve di crescita ed ulteriore speranza di vita media.

Con queste differenze, i cani devono ricevere una dieta equilibrata e formulata specificamente per ogni tappa della loro vita, o meglio anche adatta alla loro taglia.

L'estensione della scala di pesi e di taglie, tra le diverse razze canine, è una delle più ampie del regno animale, la crescita è quindi molto diversa a seconda delle razze.

            La durata d’utilizzo di un alimento "crescita" varia in funzione della razza, da 8 a 10 mesi per quelle piccole, da 10 a 14 per quelle medie e da 14 a 24 mesi per quelle grandi.

L'ampiezza e la durata di crescita varia notevolmente, infatti  in età adulta, un cucciolo di razza piccola avrà moltiplicato il suo peso di nascita per 20, contro circa 50 per un cucciolo di razza media e 80 o più per uno di razza grande.

Un cane di razza piccola è adulto all'età di 8 mesi, mentre un cane di razza grande lo sarà tra 18 e 24 mesi.

Anche il peso del cane è soggetto a enormi variazioni , i cuccioli hanno un fabbisogno nutrizionale più elevato, non devono solo preoccuparsi del buon funzionamento del loro organismo e di mantenere la giusta temperatura corporea, ma devono anche sviluppare le ossa, i muscoli e gli organi interni.        Un’alimentazione adeguata è fondamentale e gli errori nutrizionali possono avere in questa fase conseguenze irreparabili.

L’energiarichiesta per i cuccioli in accrescimento, consiste nell’energia di mantenimento più quella per la crescita, durante le prime settimane dopo lo svezzamento quando il peso è relativamente piccolo e la crescita aumenta, il cucciolo usa la metà dell’energia per il mantenimento e l’altra metà per la crescita.

Successivamente l’energia per il mantenimento, cresce progressivamente a scapito di quella per la crescita e la crescita diminuisce progressivamente. Ecco perché bisogna evitare di sovralimentate il cucciolo, errore in cui si incorre nel tentativo di ottenere il massimo ponderale possibile.

Nel periodo della crescita il fabbisogno proteico, come è noto, è naturalmente superiore a quello dell’età adulta. Non solo la quantità delle proteine è importante, di fondamentale rilevanza è la qualità di queste per consentire il corretto bilancio di aminoacidi necessari allo sviluppo corretto e al funzionamento di tutti i sistemi enzimatici.

Si possono distinguere quattro gruppi di cani dall'età adulta:

a)     le razze piccole di meno di 10 kg,

b)    le razze medie da 10 a 30 kg,

c)     le razze grandi da 30 a 45 kg,

d)    le razze giganti da 45 a 90 kg.

Verso i 3 mesi, un cucciolo di razza piccola pesa la metà del peso che avrà in età adulta; per un cucciolo di razza grande, questo succederà verso l'età di 5-6 mesi, il peso e il numero di cuccioli alla nascita sono diversi, una cagna di razza piccola metterà al mondo da uno a tre cuccioli , che pesano ognuno circa il 5% del suo peso, mentre una cagna di razza grande avrà delle cucciolate da otto a dodici cuccioli, ognuno dei quali pesa appena l'1% del peso della madre. 

Questa ampiezza comporta delle differenze morfologiche, fisiologiche, metaboliche e di comportamento nelle diverse razze.

Anche la taglia di alcuni organi è proporzionalmente diversa, per esempio, il peso del tubo digerente dei cani di razza grande, è due volte più piccolo di quello dei cani di razza piccola e il fabbisogno energetico di un cane di 50 kg non è 5 volte ma solo 3,3 volte più elevato di quello di un cane di 10 kg, hanno quindi un metabolismo diverso per morfologia e differenza del loro peso.

Caratteristiche e differenze esistenti nelle diverse taglie dei cani

SPECIFICHE FISIOLOGICHE

GRAVIDANZA   E   ALLATTAMENTO

Ogni allevatore sa bene, che l’alimentazione della fattrice è di estrema importanza per assicurare il corretto sviluppo degli embrioni, ma forse non tutti sanno che la loro crescita varia nel corso della gestazione e perciò deve essere adeguato anche il razionamento alimentare in questa delicata fase della cagna.

Già fin dal periodo precedente al calore, si deve fare in modo che la cagna abbia un peso ideale, secondo la sua taglia e il tipo di attività fisica cui è abituata, un animale troppo grasso o troppo magro, è destinato a presentare disturbi dei corretti funzionamenti ovarici ed ormonali, con conseguente fenomeni di anestria (assenza di calore) o problemi di fertilità (difficoltà nel concepimento).

Oggigiorno, fenomeni di sottoalimentazione sono piuttosto rari, mentre è piuttosto la sovralimentazione che preoccupa di più, animali fuori forma, ma persino obesi, sono cosa comune anche negli allevamenti più moderni.

La gravidanza nella cagna dura in media 63 giorni e tale periodo viene solitamente diviso in tre fasi da 21 gg. ciascuna.

Questa divisione è fatta perché durante i primi due terzi di gestazione l’energia richiesta non differisce da quella per il mantenimento perché lo sviluppo fetale è solo del 2% a 35 gg. e del 5,5% a 40 gg. ; dopo il 40° giorno si ha un accrescimento del tessuto fetale e di conseguenzal’energia richiesta aumenta marcatamente.

Quindi, i bisogni energetici, aumentano notevolmente nelle ultime settimane di gravidanza, però di contro la capacità di ingestione si riduce, per l’aumento del volume dei feti, per questo l’alimento per questa ultima fase di gestazione deve essere altamente energetico.

 

La richiesta proteica aumenta e le proteine devono essere di alta qualità, pertanto il prodotto consigliato per garantire la fase terminale della gestazione, della cagna e le successive fasi di allattamento è il nostro Power Top o il Power Top Horse. 

Negli ultimi dieci giorni di gestazione, una cagna con numerosi feti, può avere un addome così gonfio, da non riuscire a consumare in soli due pasti tutto l’alimento di cui ha bisogno quotidianamente, quindi in tali circostanze è meglio aumentare la frequenza dei pasti oppure alimentarla ad libitum. (cibo sempre disponibile).

Alla nascita dei cuccioli, le richieste nutritive sono direttamente correlate alla produzione di latte e, quindi, direttamente dal numero dei cuccioli:

Nel caso di alimentazione povera , gli inconvenienti sono legati alla bassa vitalità dei neonati, che non hanno avuto modo di accumulare sufficiente riserve a livello epatico, e alla deficitaria produzione di colostro e di latte da parte della cagna.

Si deve evitare di somministrare un supplemento a base di Calcio alla femmina durante la gestazione, deve essere nutrita con una dieta già bilanciata in elementi minerali, che le garantisca il giusto fabbisogno di nutrimenti di alta qualità.

Un eccesso di Calcio, predispone all'evenienza del collasso puerperale, molto temuto da tutti gli allevatori,  dopo il parto, i bisogni nutritivi restano molto alti fino al picco di lattazione, cioè fino a quando la produzione di latte continua a crescere e raggiunge i suoi massimi livelli.

Ciò avviene di norma, verso la terza settimana e in questo periodo le necessità energetiche della madre, sono ancora più alte di quelle che si hanno durante la gestazione.

Si deve rimarcare, che i fabbisogni nutritivi della cagna sono direttamente proporzionali al numero dei cuccioli, che ha partorito, questo significa che i normali fabbisogni energetici possono raddoppiare e triplicare per la stessa femmina, durante la gestazione e la lattazione.

Nelle prime 3 settimane di lattazione, è consigliabile dunque disporre l'alimento per la cagna a volontà, in modo che se ne approvvigioni in ogni momento della giornata e secondo le proprie esigenze.

Le femmine di taglia piccola e nana in genere non sono molto prolifiche, infatti le loro cucciolate raramente sono composte da più di 3-4 cuccioli, tuttavia va considerato che ciascuno di questi può rappresentare anche più del 3% del peso della madre.

Condizione opposta si avvera nelle razze di mole maggiore, che normalmente hanno cucciolate assai numerose: dai 5 ai 10 e più neonati, le cui dimensioni in percentuale però sono comprese tra 1 e 3 % del peso della madre.

Per le femmine in lattazione, deve essere utilizzato un alimento specificatamene ricco, durante la fase terminale della gestazione fino al momento dello svezzamento dei cuccioli, facendo attenzione che la cagna non dimagrisca più del 10% del peso registrato al momento del concepimento.

A  svezzamento avvenuto, si potrà ritornare in modo graduale, al normale alimento impiegato per il mantenimento dell'animale, terminato il periodo di ricostituzione fisica.

Nei cani di razza gigante, vanno tenuti in considerazione fondamentalmente due fattori, la numerosità della cucciolata e il rapidissimo incremento ponderale dei cuccioli.

A tale incremento, corrisponde una produzione di latte materno veramente elevata, una cagna di 50 Kg di peso e con una cucciolata di 10 neonati, è in grado di produrre anche più di 4 litri di latte al giorno. In queste fasi particolari della vita dell'animale, si dovrà assicurare un'alimentazione ricca di materie grasse, al fine di far fronte all'intenso turn-over lipidico che si ha a livello di organismo materno in lattazione.

CUTE E PELO Il mantello è lo specchio della salute.  Il suo mantenimento deve essere assicurato da un’alimentazione, che apporti al cane e al suo organismo, i nutrienti specifici; il pelo mantiene le sue naturali condizioni di bellezza grazie all’associazione di vitamine e amminoacidi nella giornaliera alimentazione.   Perciò si avrà un aumento della produzione di ceramidi, utili alla coesione delle cellule epidermiche.

Ad esempio, la sinergia dell’acido linoleico con lo zinco, conferisce brillantezza e forza al mantello prevenendo un’eccessiva desquamazione.

Gli elementi di base per un buono stato di salute della pelle e del pelo sono:

1)     un buon corredo genetico

2)     una cura costante (spazzolatura e lavaggio con shampoo ad azione preventiva)

3)     un’alimentazione completa, bilanciata a base di nutrienti di qualità.

I colori del mantello nel cane, come in altri mammiferi , sono legati alla presenza/assenza di due tipi di melanina e alle possibili combinazioni, tra struttura molecolare e concentrazione degli stessi, importante è sottolineare il fatto che le melanine non hanno un momento preciso di formazione standardizzabile, si sviluppano infatti durante differenti fasi dello sviluppo fetale e dopo la nascita.

La pelle è una membrana resistente che avvolge tutto il corpo ed è composta dall’epidermide, dal derma e dal tessuto cellulare sottocutaneo, ricordiamo che nel cane giovane la pelle è più sottile che nel vecchio,  il suo spessore varia da 1 a 3 mm. , il suo massimo spessore lo si trova nei tubercoli plantari e carpali che sono rivestiti da una epidermide callosa.

Nel cane in buona salute, la pelle è morbida ed aderisce bene al corpo, eccetto in alcune razze nelle quali forma delle pieghe e rughe permanenti sulla fronte, sul dorso del naso (Boxer), agli zigomi e sulle labbra, come pure alla gola e al margine inferiore del collo (giogaia).

I FATTORI NUTRIZIONALI

Proteine:   Il pelo è costituito per il 95% da proteine. In alcuni periodi dell’anno, in specie durante la muta del pelo, le proteine apportate con l’alimento possono essere utilizzate fino al 30% per soddisfare le necessità funzionali e strutturali del pelo e della pelle (INDICATE L’ALTO VALORE BIOLOGICO DELLE PROTEINE NEI NOSTRI PRODOTTI - CARNE FRESCA), in modo da garantire l’apporto di tutti gli aminoacidi essenziali destinati alla formazione della struttura del pelo ed al ricambio delle cellule cutanee.

Gli aminoacidi derivati dall’autolisi delle proteine del pesce e dalla carne fresca aumentano il valore nutritivo dell’alimento e garantiscono un profilo ed un apporto aminoacidico (tirosina + fenilalanina) fondamentali per la qualità del mantello.

Il complesso antiossidante composto da Vitamina E e Selenio protegge dall’ossidazione gli acidi grassi polinsaturi accrescendone l’efficacia biologica, con effetto benefico anche sulla sfera riproduttiva.

Lipidi ed acidi grassi:  Gli acidi grassi sono dei costituenti delle membrane cellulari e quelli essenziali devono essere introdotti con l’alimento.

L’utilizzo di fonti di lipidi in grado di fornire acidi grassi omega-6 e omega-3 (acidi grassi polinsaturi essenziali) contribuisce al mantenimento di un ottimale stato di salute della pelle e del pelo.

 

Vitamine A, C, E, B, Rame e Zinco:  Queste vitamine hanno tutte un ruolo specifico per il raggiungimento ed il mantenimento di un ottimale stato di salute della pelle e del pelo.

UN LUNGO CAMMINO

Dieta e Razze

Attraverso  una approfondita conoscenza delle caratteristiche  morfologiche , delle varie razze, si  possono di suggerire i prodotti più idonei all’allevatore per i suoi cani .

Ogni razza possiede un proprio patrimonio genetico, le selezioni intensive, parallelamente al “miglioramento” della razza, hanno causato la manifestazione di alcuni caratteri morfo-funzionali , non sempre scevri da imperfezioni o problematiche fisiologiche.

Questa conoscenza è denominata CINOGNOSTICA

            La cinognostica  secondo l’etimologia della parola stessa è

                        cino = cane;             gnostica = conoscenza

Insegna a valutare le razze canine dal loro fenotipo e cioè dai loro caratteri morfologici e fisiologici esteriori per stabilire per ogni razza la migliore utilizzazione ed un massimo rendimento.

Pertanto, la valutazione morfologica  tiene in considerazione solo i caratteri (costruzione) esteriore, mentre la valutazione funzionale tiene in considerazione solo i caratteri fisiologici manifesti.

Per i riproduttori è indispensabile completare lo studio della funzione morfo – funzionale con quellagenotipica  - cioè considerare la formula ereditaria attraverso gli ascendenti come i discendenti.

Dal punto di vista morfologico le razze sono tutte racchiudibili in 4 gruppi, :
LUPOIDE -  BRACCOIDE - MOLOSSOIDE - GRAIOIDE

Di ogni gruppo va considerata la statura e la mole.

statura grande- altezza al garrese oltre 65 cm.

statura media- altezza al garrese da 40 a 65 cm.

statura piccola - altezza al garrese da 20 a 40 cm

LUPOIDE : Testa a forma piramidale – orizzontale - orecchie di solito diritte - muso stretto allungato con labbra piccole di cui le superiori non oltrepassano la base delle gengive inferiori.

BRACCOIDE:Testa di forma prismatica con il muso molto largo sia alla base che alle estremità orecchie cadenti - labbra lunghe e pendenti di cui le superiori oltrepassano il livello della mascella inferiore.

MOLOSSOIDIE:Testa grande e rotonda - orecchie piccole e cadenti - muso corto - labbra lunghe e pesanti - corpo forte e massiccio.

GRAIOIDIE: Testa a forma di cono - cranio stretto - orecchie piccole portate all'indietro o diritte - muso lungo e sottile in tutti i sensi - labbra corte e chiuse - corpo slanciato - ossa leggere - ventre molto retratto.

Esigenze per razza e problematiche
più comuni in allevamento

PROBLEMATICHE ALIMENTARI

ALIMENTAZIONE CANE LAVORATORE
o CANE ATLETA

Nel cane atleta, un preciso calcolo dell’aumento del fabbisogno calorico si presenta difficile, perché notevolmente variabile. Misure attendibili, anche se comunque arbitrarie, tengono conto della necessità di un apporto calorico differenziato in rapporto al tipo di lavoro praticato.

Così si dovranno distinguere le corse veloci praticate dai levrieri dalle prove di media durata (agility) o ripetute (field trials); il lavoro continuo e prolungato dei cani da soccorso, diverso  da quello dei cani da caccia (discontinuo, prolungato) e dei cani da slitta (intenso, prolungato).

In realtà, oltre al tipo di lavoro e alla durata nel tempo, intervengono altri fattori, fra i quali la velocità di esecuzione e le condizioni climatiche di vita e di esercizio.

Ne deriva che il dispendio energetico e l’attivazione dei diversi meccanismi energetici, nel corso di un lavoro, dipendono non solo dal percorso, ma anche dalla velocità e dalla durata nel tempo.

MECCANISMI ENERGETICI IN RELAZIONE ALL’ATTIVITÀ FISICA

Risorse energetiche

MECCANISMI ENERGETICI CORRELATI AL TIPO D’ATTIVITÀ

Per una definizione del fabbisogno di Energia Metabolizzabile, appare più adeguata l’equazione EM = 110 x kg 0.75   rispetto a quella proposta dall’ NRC (EM = 132 x kg0.75),  che tenderebbe a sovrastimare il fabbisogno calorico.

In linea generale, i fabbisogni energetici di un cane sottoposto ad un’ora di lavoro risultano superiori del 10 %, mentre l’aumento è stimato del 40-50 % se il lavoro si protrae per alcune ore nel corso della giornata. Ad esempio per un soggetto del peso di 20 kg con un fabbisogno calorico di mantenimento pari a 1000-1100 kcal/d di EM (110 kcal EM/kg0.75), si dovrebbe calcolare un apporto fino a 1400-1600 kcal/d di EM a seconda dell’intensità e della durata del lavoro.

Altri fattori, quali le condizioni ambientali, la razza, la risposta del singolo soggetto alle diverse sollecitazioni esterne (stress), possono accrescere le necessità energetiche. Pertanto i fabbisogni sono  dinamici e le correzioni sono suggerite ed indicate soprattutto dalle condizioni di forma fisica raggiunte e dallo stato generale di salute.

Calcolo di fabbisogno calorico del cane adulto 20Kg
 Fabbisogno Energetico di Mantenimento (MER)

Calcolo di fabbisogno calorico del cane adulto 40Kg
 Fabbisogno Energetico di Mantenimento (MER)

 Quindi la formula indicativa è :  EM = PV elevato 0,75 e moltiplicato per K ;  dove
PV è il peso vivo del cane in kg  e k sono le calorie per kg di peso metabolico
(PV elevato a 0,75)  con  variabile del  k  con il grado di attività del cane

E’ importante sottolineare, come il rendimento di un soggetto sottoposto a qualunque attività fisica, sia condizionato inoltre dal tipo di alimentazione che ha ricevuto durante la fase di crescita. E’ risaputo infatti che un aumento della velocità di crescita, determinato per esempio dalla somministrazione di alimenti non bilanciati e molto energetici ai cuccioli in fase di crescita può contribuire all’insorgenza di alterazioni scheletriche, come l’osteocondrosi e la displasia, compromettendo in ultima analisi le prestazioni fisiche dell’animale adulto.

I carboidrati e i lipidi, rappresentano la fonte energetica principale per il muscolo, alcuni studi tuttavia, hanno evidenziato come all’incirca il 70-90 % dell’energia necessaria per un’attività fisica prolungata, deriva dal metabolismo lipidico e soltanto per una piccola percentuale dal metabolismo dei carboidrati.

 Diversamente da quanto osservato negli atleti umani, nel cane il cosiddetto “carico di carboidrati” prima di una gara riduce la resistenza e favorisce la comparsa di un’andatura rigida per eccessiva produzione di acido lattico, il che risulta particolarmente evidente nel corso di un lavoro prolungato non sostenuto da un adeguato allenamento (rabdomiolisi).

Nonostante la maggior parte degli studi effettuati sull’impiego dei grassi nell’alimentazione del cane atleta, siano riferiti a condizioni estreme (cani da slitta), si può dedurre, che la somministrazione di una dieta ad elevato tenore lipidico in tutti i soggetti sottoposti ad un’attività fisica molto intensa, aumenta la disponibilità degli acidi grassi, per il metabolismo ossidativo dei muscoli e limita il consumo di glicogeno, ritardando la comparsa del senso di affaticamento.

La maggiore disponibilità degli acidi grassi. si associa inoltre ad un incremento dei depositi intracellulari di trigliceridi, utili soprattutto per la fornitura immediata di acidi grassi non esterificati (NEFA) durante la prima fase del lavoro, ed un aumento della superficie respiratoria dei mitocondri. Dunque la possibilità di migliorare la resistenza alla fatica e di aumentare la concentrazione energetica della dieta, oltre alla elevata appetibilità e digeribilità, depongono a favore dell’impiego di grassi nell’alimentazione del cane atleta.

L’apporto dovrebbe variare fra il 20 e il 40 % della sostanza secca ad esempio mentre per un soggetto impegnato in prove di agility  , il contributo calorico dei lipidi dovrebbe essere solo leggermente superiore rispetto a quello di un soggetto in condizioni di mantenimento (ca. 35 % dell’Energia Metabolizzabile), per un soggetto impegnato in un lavoro molto pi ù intenso (es. cane da caccia) tale contributo può raggiungere anche il 55-60 %.

Una volta definito l’apporto di lipidi nella dieta, una particolare attenzione dovrà essere inoltre prestata alla qualità dei grassi, al fine di osservare un corretto equilibrio fra acidi grassi a lunga catena, saturi ed insaturi e quelli a corta/media catena.

 

 

 

A tale proposito va sottolineato, il ruolo di quelli a corta e media catena, particolarmente ricchi negli oli di cocco e di palma, perché più facilmente digeribili e più rapidamente utilizzabili durante i processi ossidativi.

La riduzione dei livelli ematici di lattato, sarebbero infatti la conseguenza di un rapido metabolismo degli acidi grassi a corta e media catena, a corpi chetonici, da cui un risparmio del glucosio ed un miglioramento nelle performance di resistenza.

Non va dimenticato inoltre un adeguato apporto di acidi grassi essenziali (AGE), avendo cura mantenere un giusto equilibrio fra gli acidi grassi Ω-6 ed Ω-3.

La maggiore concentrazione calorica apportata dai grassi comporterà inoltre una ridistribuzione nell’ambito delle altre sostanze nutritive
al fine di mantenere un adeguato rapporto di queste con l’energia

Pertanto, in considerazione dell’importante ruolo dietetico degli AGE e delle condizioni di stress di cani sottoposti ad un’attività particolarmente intensa, viene consigliato un apporto fino a 50 mg/kg con un rapporto Ω-6 ed Ω-3 = 5/6:1.

Poiché uno dei fattori, che influenzano il metabolismo ossidativo dei grassi è la loro concentrazione ematica, appare importante adottare strategie nutrizionali tese a favorire  la massima diffusione di tali sostanze attraverso la cellula muscolare, per esempio introducendo gradualmente i grassi nella dieta almeno un mese prima della stagione della massima attività fisica e avendo cura di controllare il peso degli animali al fine di evitare eccessivi ingrassamenti.

Ci ò consentirebbe un progressivo adattamento enzimatico ed ormonale all’utilizzo dei grassi e a tale proposito si ricorda infatti, che il quadro ormonale che si determina nel corso dell’attività fisica (riduzione dei livelli ematici di insulina ed aumento dei livelli di glucagone, catecolamine, cortisolo) favorisce la produzione e l’utilizzazione delle riserve di carboidrati nonché la mobilizzazione delle riserve lipidiche.  Benché, come in precedenza sottolineato, la somministrazione di carboidrati nei cani sottoposti a notevole attività fisica risulti meno efficace rispetto ai grassi, la reintegrazione di zuccheri al termine di un lavoro può risultare vantaggiosa.

Nell’ambito del metabolismo glucidico, un ruolo importante è svolto dal cromo, in quanto costituente del fattore di tolleranza al glucosio (GTF), sostanza presente come complesso di coordinazione tra il cromo, l’acido nicotinico e gli aminoacidi glicina, acido glutammico e cisteina, che facilita il legame tra insulina e recettore insulinico, ottimizzandone l’attività.

Poiché il lavoro così come altre situazioni, che inducono una condizione di stress, si può evidenziare un deficit marginale di cromo; un adeguato apporto nella dieta (200 ppm) perciò può favorire l’utilizzazione periferica del glucosio, con la captazione degli aminoacidi a livello muscolare, ed un aumento della massa magra e riduzione della massa grassa.

Nei soggetti sottoposti ad un'attività fisica intensa vi è indubbiamente un aumento del fabbisogno di proteine rispetto a soggetti sedentari, a causa dell’aumento del consumo e della sintesi di proteine muscolari, nonché dell’aumento di utilizzo di proteine ai fini energetici.

Per  alcuni ricercatori il contributo degli aminoacidi per scopi energetici è valutabile intorno al 5-15 %.

Fabbisogni di proteine raccomandati in relazione all’attività fisica.

 

FABBISOGNI PROTEICI SOGGETTO ATLETICO

Nei soggetti impegnati in attività fisiche meno intense, oppure che utilizzano il metabolismo aerobio o anaerobio a seconda dell'impegno richiesto (es. agility), è necessario contenere l'apporto proteico in modo da non provocare un sovraccarico metabolico, con un ulteriore carico di lavoro per i meccanismi di detossicazione.

L’apporto proteico deve essere valutato anche da un punto di vista qualitativo e in tal senso un ruolo importante viene esercitato dagli aminoacidi a catena ramificata (valina, leucina, isoleucina). Il catabolismo ossidativo di tali aminoacidi determina infatti una maggiore disponibilità di alanina e glutamina che intervengono durante i processi di detossicazione, avendo il compito di trasportare le sostanze azotate (ammoniaca) dal muscolo al fegato per la trasformazione in urea.

Un aspetto particolare del metabolismo degli aminoacidi a catena ramificata, è la possibilità di modificare i livelli dei neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale, durante l’attività fisica infatti, la maggiore richiesta di aminoacidi a catena ramificata nel muscolo scheletrico e conseguentemente la riduzione della loro concentrazione plasmatica, consentono una maggiore diffusione del triptofano attraverso la barriera ematoencefalica, in relazione alla presenza di uno stesso “carrier” (proteina).

Si assiste in definitiva, ad un maggior flusso di triptofano (aminoacido ordinario) nelle strutture cerebrali e ad un aumento della produzione di serotonina (neurrotrasmettitore) di cui il triptofano è il precursore e di cui sono noti gli effetti negativi sull’assunzione alimentare, sulla pressione del sangue e sul metabolismo energetico.

L’aumentata produzione di serotonina perciò determina una precoce comparsa di affaticamento, al contrario un maggiore apporto di aminoacidi ramificati, ridurrebbe l’innalzamento dell’ammoniaca plasmatica, contrasterebbe il passaggio del triptofano e l’eccessiva produzione di serotonina, ritardando la comparsa della sensazione di fatica muscolare e migliorando le performance.

Durante uno sforzo fisico di notevole intensità è possibile andare incontro ad una disidratazione, soprattutto se il lavoro viene svolto in condizioni di temperatura ed umidità elevate; questa infatti influenza negativamente l’omeostasi elettrolitica (equilibrio idrosalino) ed il bilancio anioni cationi dell’organismo, favorendo il rischio di rabdomiolisi (rottura cellule muscolo schel.), collasso e sintomi tetaniformi da esercizio.

E’ bene ricordare, che la riduzione del volume plasmatico, a seguito dello spostamento di sangue venoso verso i muscoli scheletrici in attività e della disidratazione, può ritornare ai livelli normali soltanto dopo alcune ore dalla reidratazione.

Strettamente legato all’equilibrio idrico è l’equilibrio termico, in caso di aumento della temperatura corporea, come durante un lavoro intenso e prolungato, in condizioni di umidità elevate, viene infatti attivata una dispersione di calore tramite l'evaporazione; se tale calore non fosse disperso per mancanza di acqua, l’aumento progressivo della temperatura del corpo provoca la comparsa del "colpo di calore".

Per prevenire i fenomeni di disidratazione, è opportuno conoscere il bilancio idrico, il contributo apportato alla formulazione di questo valore , da parte delle diverse vie di eliminazione, dipende dallo stato di salute del cane, dalle condizioni ambientali, dal carico di lavoro e dal tipo di dieta.

E’ valutabile che l’aumento, sia pari a 2 volte, il fabbisogno di mantenimento , quando il soggetto è sottoposto a 1 ora di corsa e a 4 volte se viene fatto lavorare per tutta la giornata.

Per una valutazione empirica, ma sicuramente utile della perdita di acqua, ci si può basare sulla differenza di peso corporeo prima e dopo l’attività fisica svolta, dal cane; infatti il calo ponderale è espresso per almeno l’80 % dalle perdite idrosaline.

Fra i fattori che possono influenzare le perdite idriche, particolare importanza assumono le condizioni di temperatura e di umidità che possono favorire le perdite per evaporazione fino a 10-20 volte , durante un lavoro particolarmente intenso.

Poiché risulta difficile conoscere l’effettivo fabbisogno idrico di un soggetto al lavoro risulta importante effettuare un programma di acclimatazione al calore, consistente in periodi progressivamente più lunghi di esercizi eseguiti al caldo e lasciare sempre a disposizione acqua fresca di bevanda, in modo che l’animale possa autoregolarsi nell’assunzione.

Al fine di ridurre le perdite idriche e di favorire una rapida reidratazione, risultati interessanti sono stati ottenuti con la somministrazione di soluzioni a base di glicerolo, che come è noto è caratterizzato da un rapido assorbimento e da un'azione osmotica attiva; il meccanismo d’azione con cui il glicerolo ridurrebbe le perdite idriche non è completamente conosciuto, è possibile che l’azione possa essere la conseguenza di un aumento della secrezione di ormone antidiuretico che produce un maggiore riassorbimento di acqua a livello renale.

Per quanto riguarda le modificazioni indotte negli ioni minerali, raramente si assiste a marcate alterazioni delle concentrazioni ematiche di potassio, sodio e cloro nelle normali condizioni di lavoro.

Alcuni ricercatori negano l’esistenza di un reale deficit di potassio nel muscolo e nel sangue dopo uno sforzo prolungato, anche se una riduzione dei livelli ematici potrebbe essere la conseguenza di perdite digestive dovute a diarrea da stress. e in tal senso dunque potrebbe rivelarsi utile un maggiore apporto con la dieta; effettivamente  la fuoriuscita del potassio dalle cellulari muscolari altera in maniera netta il potenziale di membrana a riposo, determinando diminuita eccitabilità di membrana, diminuita contrattilità, affaticamento muscolare.

E’ noto che, a seguito di uno sforzo le cellule muscolari si rigonfiano captando acqua, con aumento della osmolarità, della concentrazione extracellulare di sodio e cloro, dell’urea e della creatinina del plasma dovuto a diminuzione del filtrato glomerulare, al termine le cellule muscolari si liberano dell’acqua e rapidamente la concentrazione di sodio ritorna normale, mentre l’acqua espulsa dalla cellule muscolari si accumula nell’interstizio con un ripristino tardivo del volume plasmatico, influenzando negativamente i tempi di recupero. In tal senso l’aggiunta di piccole moderate quantità di glucidi e sodio all’acqua di bevanda velocizza l’assorbimento dell’acqua rispetto all’acqua pura, perché il trasporto accoppiato glucosio-sodio stimola l’assorbimento dell’acqua per azione osmotica.  (bevande arricchite)

Le variazioni delle concentrazioni plasmatiche di magnesio dipendono soprattutto dalla durata del lavoro, breve durata provocano infatti una aumento della concentrazione ematica di magnesio, valutabile intorno al 10-20 % in relazione ai valori di ematocrito, lunga durata superiore e di intensità variabile (es. cani da caccia), determinano una riduzione della magnesiemia di 2-5 mg/L. influenzando in particolare la frazione libera del magnesio ematico (circa il 65 % del totale).

Poiché il Mg viene utilizzato in quantità elevata dagli eritrociti, dalle cellule muscolari e dagli adipociti, poiché le riserve organiche di magnesio risultano molto limitate, la condizione di ipomagnesiemia che può risultare da una lavoro particolarmente intenso e di lunga durata, può essere responsabile di spasmi muscolari (di tipo tetaniforme), in particolare nei soggetti poco allenati e che vanno incontro ad intensa lipolisi tissutale.

Inoltre un aumento dei livelli di magnesio nella dieta di cani impegnati in attività fisica, sarebbe giustificato anche dal maggiore apporto di grassi nella razione, che influenzano negativamente la digeribilità e la disponibilità del magnesio, un maggiore apporto di lipidi con la dieta, suggerisce anche un aumento dei livelli di calcio, in quanto, durante i processi digestivi gli acidi grassi si legano agli ioni calcio formando saponi insolubili che riducono l’assorbimento del calcio stesso.

L’apporto di cloruro di sodio, deve essere alquanto limitato nella dieta dei cani impegnati in attività di lavoro, in quanto la sudorazione è limitata solo negli spazi interdigitali e pertanto le perdite di sodio sono molto ridotte, al contrario un eccessivo apporto di sale potrebbe stimolare la poliuria e la polidipsia, causando un ulteriore peggioramento del quadro di disidratazione, nelle diverse situazioni climatiche.

Lo sforzo fisico aumenta l’incidenza dello stress ossidativo a carico delle cellule muscolari per l’incremento della produzione dei ROS (radicali), potrebbe dunque determinarsi un accumulo di prodotti di lipoperossidazione, a loro volta responsabili di danni e modificazioni strutturali e funzionali a carico dell'apparato locomotore e di altri organi e tessuti.

Come osservato in medicina umana, le attività della SOD (proteine)e della catalasi tendono ad aumentare durante un'attività fisica regolare, probabilmente per l'esposizione costante delle cellule ai ROS, da cui si evince anche nel cane l'importanza di un continuo allenamento nei soggetti sottoposti ad un'attività fisica.

Un modo possibile di proteggere l’organismo dalla stimolazione ossidativa, è fornire con le diete un adeguato apporto di sostanze ad azione antiossidante, quali le vitamine E e C, il selenio ecc. , in relazione alla loro azione complementare, infatti potrebbero stimolare l’attività dei sistemi enzimatici che normalmente intervengono nei processi antiossidativi come “scavenger” (plasmo geni radicali)  nella rimozione dei radicali liberi.

Nonostante la scarsità di dati nel il cane atleta, si sottolinea il ruolo della vitamina E ed un suo adeguato apporto, in particolare nelle diete caratterizzate da elevati livelli di grassi , a tale riguardo l’NRC suggerisce un apporto di almeno 20 UI/kg di sostanza secca di atocoferolo acetato oppure di 6 UI/1000 kcal di EM ,  nei cani sedentari non sembrano esserci  correlazioni tra la concentrazione plasmatica di atocoferolo e concentrazioni dietetiche di vitamina E superiori a quelle consigliate; tuttavia, in considerazione dell'importante ruolo di protezione delle membrane cellulari, appare opportuno fornire ai cani impegnati in un esercizio fisico una dose supplementare di vitamina E superiore a 1 UI/kg di peso vivo.

Come gi à sottolineato, gli animali adibiti ad un’attività lavorativa sono sottoposti a diversi stress, le manifestazioni di questo, quando particolarmente intenso, possono comprendere la comparsa di apatia, depressione, anoressia, diarrea, disidratazione, rabdomiolisi da sforzo, emorragie rettali e vi possono essere altri effetti collaterali.
Un modo possibile di ridurre la condizione di stress è senza dubbio legato al controllo dell’attività digestiva. Un aumento dell’attività fisica si accompagna infatti generalmente ad alterazioni della velocità del transito intestinale e dei fenomeni digestivi.

Come gi à sottolineato, gli animali adibiti ad un’attività lavorativa sono sottoposti a diversi stress, le manifestazioni di questo, quando particolarmente intenso, possono comprendere la comparsa di apatia, depressione, anoressia, diarrea, disidratazione, rabdomiolisi da sforzo, emorragie rettali e vi possono essere altri effetti collaterali.

Un modo possibile di ridurre la condizione di stress è senza dubbio legato al controllo dell’attività digestiva, un aumento dell’attività fisica, si accompagna infatti generalmente ad alterazioni della velocità del transito intestinale e dei fenomeni digestivi.

Sebbene una minore attività motoria gastroenterica, possa rappresentare un fattore stimolante la secrezione gastrica, è possibile che tali fenomeni siano piuttosto la conseguenza di un rallentamento del flusso ematico a livello gastrico, in seguito alla perdita di liquidi interstiziali dovuta all’aumento dell’attività respiratoria nel corso dello sforzo fisico.

Prova ne è il fatto che la riduzione delle secrezioni acide gastriche risultano più accentuate nel corso della seconda ora di lavoro; in tal senso si possono spiegare lo stato di apatia e di inappetenza che caratterizzano in particolare i soggetti sottoposti a lavori di elevata intensità e durata nelle ore immediatamente successive le prestazioni.

La necessità di evitare la somministrazione di pasti abbondanti che possono provocare inutili e dannosi sovraccarichi alimentari almeno nelle 4- 5 ore che precedono o che seguono un lavoro e di fornire invece diete caratterizzate da alimenti di elevata digeribilità e distribuiti secondo programmi che tengano conto dell'attività fisica in modo da favorire prestazioni elevate ed un rapido recupero.

VARIAZIONE FABBISOGNO ENERGETICO CON IL VARIARE DELLE TEMPERATURE AMBIENTALI

 

SEZIONE IN ALLESTIMENTO

 

 

 

 

Questa tabella, può essere indicativa, per avere un indirizzo sulla crescita del vostro cucciolo di Beauceron, ricordatevi che è indicativa non è una scenza esatta. ricordate che un cucciolo può avere una crescita settimanale irregolare, spesso nei primi mesi.

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